A scuola di libertà: un’esperienza forte per i ragazzi della sede di Fabriano

 

Prendete un gruppo di studenti delle superiori, fateli entrare in carcere, a respirare l'aria triste della privazione della libertà, lasciando fuori quei cellulari da cui i ragazzi non si separano mai; poi attraversare due cancellate enormi che si richiudono dietro di loro dopo aver atteso per l’espletamento delle procedure, essere perquisiti col metal detector, visitare le celle, le sale dei colloqui ed infine arrivare ad incontrare alcuni detenuti, ascoltare le loro testimonianze, per la prima volta provare a guardare la realtà "con gli occhi del nemico" e capire che il nemico non è così diverso da noi. Riflettere sul male da cui ognuno di noi vorrebbe essere immune, e uscire da questa esperienza con la consapevolezza che il carcere può diventare anche il luogo di un confronto profondo e importante tra la società e chi ne è stato escluso perché ha rotto il patto sociale.
A raccontarci questo percorso di conoscenza molto particolare sono alcuni alunni delle classi 5A e 5B della sede di Fabriano, che hanno deciso di fissare sulla carta emozioni, riflessioni, ragionamenti nati da un progetto, “A scuola di libertà” curato dalla prof.ssa Maria Cristina Corvo, docente di religione, che ha voluto fortemente far vivere questa esperienza di vita e di legalità agli alunni. E così il 23 marzo siamo entrati nel super carcere di Marina del Tronto (AP) Ecco alcuni commenti:

La cosa più bella è aver visto l'umanità dietro al volto di persone apparentemente disumane. Andrea R.

Vedere uomini che nonostante la vita passata e gli orrori commessi hanno ancora sogni e voglia di ricominciare, è stato un insegnamento umano per noi ragazzi. e' stato tangibile l'amore per la libertà che è la cosa più bella che c'è.  Marta.

Questa esperienza ci ha dato la possibilità di addentrarci in quella piccola parte di società che spesso non consideriamo, facendo cadere quelle maschere fittizie che la nostra mente, influenzata sin dall'infanzia da film o fumetti, aveva creato, siamo riusciti ad abbattere gli stereotipi. Rebecca

“ Hai mai pensato di cambiare città una volta uscito o di cambiare amicizie”? “E' inutile cambiare città e amici se il cambiamento non avviene dentro di te”, Xhovana

 Sono detenuti sì, ma sono prima di tutto uomini. Francesca

Ho imparato che la società dipinge malamente il concetto del carcere: esso non è una struttura di contenimento bensì di rieducazione. Dietro le sbarre non ci sono mostri, ma uomini e donne con delle storie, storie che vogliono essere ascoltate. Storie tutte diverse che però finiscono tutte allo stesso modo.  Sandro.

Nessuno può ridarti indietro il tempo passato in carcere... il tempo è prezioso per essere sprecato. Martina